La
bottega della Miniera di Canaglia era situata quasi all’ingresso del borgo
minerario, sulla Strada Porto Torres - Palmadula e disponeva di una vasta
mercanzia: dalla macelleria ai prodotti caseari, dalla frutta ai generi
alimentari vari, dalle stoffe ai monopoli, bevande ed altro, compreso un
gran salone per i giochi, intrattenimenti e spettacoli vari. In
quest’esercizio, permaneva l’uso del libretto della spesa, ma per i
dipendenti della Ferromin, questo libretto aveva una funzione speciale,
perché delle tre copie, una andava a finire ai contabili della Ferromin, che
badavano a trattenere l’importo della spesa effettuata, direttamente sulla
busta paga. All’interno del villaggio vi era pure un’altra rivendita e due
mense aziendali amministrate da un’altro gestore di Sassari ex dipendente
Ferromin.
Per chi abitava in Canaglia, vi era l’opportunità’ di usufruire gratis
dell’alloggio e dell’energia elettrica, con facoltà di coltivare l’orticello
adiacente alla propria dimora, e varie facilitazioni. I prodotti
agro-pastorali della Nurra di Sassari trovavano sicuro mercato presso la
popolazione mineraria di Canaglia. La crisi che imperversava dappertutto,
non risparmiò neanche Porto Torres, nonostante il movimento commerciale
derivante dal porto, addirittura anche le famiglie dei minatori ivi
residenti subivano, di riflesso, quelle limitazioni sociali sfavorevoli, in
netto contrasto con la zona di Monteferro-Canaglia, che poteva considerarsi
un’oasi rigogliosa se rapportata al resto della Sardegna non mineraria. In
massima parte, si trattava innegabilmente di un’apparenza che non era
difficile dover notare, se si tiene in evidenza le caratteristiche generali
di allora dell’isola. La Miniera di Monteferro-Canaglia, durante il periodo
del suo più grande avanzamento produttivo, ha sempre simboleggiato una
località di richiamo ammirata da tutti, o all’incirca, per l'ineguagliabile
qualità economica del modo di vivere. Dai paesi di allora, vicini e lontani,
i minatori erano additati come se f
ossero
degli agiati, perché ricevevano un salario mensile, ed erano assicurati
contro le malattie e gli infortuni sul lavoro, mentre le famiglie numerose e
non, traevano beneficio degli assegni familiari. Indubbiamente un gran
vantaggio, rispetto al pescatore di quegli anni, al bracciante e al servo
pastore, che per un lavoro non assicurato da niente, era barattato in natura
il salario spettante. La controprova di questo, si ritrova fra gli
appartenenti alle più disparate categorie, che ogni giorno sostava davanti
alla Direzione Ferromin per supplicare un posto di lavoro a volte anche
ottenendolo.