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Benvenuti nel sito ufficiale della Miniera di Monteferro Canaglia - Sassari -

L’importante ponte costruito dai Romani, alle foci del Rio Mannu, che serviva per collegare Porto Torres con la Nurra, era comunemente denominato “PONTE ROMANO”e con questo nome era contraddistinta, anche quella vasta superficie del Comune Turritano, situata appena più in là del ponte medesimo, in cui la Società Siderurgica Mineraria Ferromin possedeva degli appezzamenti di terreni e dove realizzò, probabilmente, uno dei primi stabilimenti industriali di Porto Torres, i cui ruderi ancora visibili con le due torri gemelle, lo stanno a testimoniare. Nel territorio di Ponte Romano vi trovavano posizione diverse installazioni indispensabili: I Silos per contenere il materiale minerario proveniente dalla miniera di Monteferro-Canaglia;

La teleferica che consentiva il successivo trasporto del minerale di ferro, verso la radice del porto, per essere caricato sui piroscafi diretti alle fonderie della penisola;  Fabbricati industriali e immobili vari, con diverse case abitative destinate al personale della Ferromin, svolgente particolari mansioni, dislocato a P. Romano; Officine, magazzini, uffici diversi e un’ampia e moderna stazione ferroviaria la quale disponendo di ben tre locomotive, collegava giorno e notte P. Romano con Canaglia per il trasporto di molteplici vagoni pari ad enormi tonnellate di minerale di ferro. Nella sostanza, Ponte Romano, non era altro che una sede staccata agli ordini del Direttore di Canaglia. E’ superfluo aggiungere che molte delle maestranze occupate nel Cantiere di Ponte Romano, erano portotorresi. I familiari dei dipendenti Turritani, spesso e volentieri si recavano a Canaglia, per fare le compere, servendosi del treno aziendale (arrivi e partenze da Ponte Romano) i quali, previa autorizzazione, prendevano posto unitamente ai  lavoratori pendolari, in un vagone agganciato al convoglio medesimo. In occasione delle festività principali, detti vagoni passeggeri erano duplicati, perché tantissime erano le persone  che desideravano arrivare a Canaglia, come ad esempio nel giorno di Santa Barbara patrono dei minatori, in cui era raggiunto il culmine dello sfarzo e della solennità religiosa per la presenza dell’Arcivescovo di Sassari. La situazione non era secondaria durante le ricorrenze natalizie e pasquali, per la rituale consegna del pacco dono ai figli dei minatori. Le famiglie che non potevano vantare un congiunto che lavorasse in miniera, non nascondevano per niente la loro amarezza e delusione. Le altre categorie lavorative, solo dopo notevoli anni, potevano avvalersi di questi conferimenti. Per esempio a Porto Torres i primi stabilimenti, come la cementeria e i depositi gasiero petroliferi, offrivano ai propri dipendenti un trattamento pressochè analogo a quello della miniera.

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