Sassari sorge su un tavolato calcareo lievemente declinante a nord-ovest verso il Golfo dell'Asinara e la pianura della Nurra, mentre a sud-est il terreno è prevalentemente collinare e la città è circondata da numerose valli, rinomate per la loro fertilità dove erano coltivati gli orti. In epoca più recente (XIX secolo) si ebbe un grande sviluppo della coltivazione dell' olivo, e ormai gli oliveti caratterizzano i dintorni della città. Il centro urbano costituisce il nucleo della prospettata omonima area metropolitana regionale di oltre 222 000 abitanti e di un'area urbana con i centri a corona della città di circa 275 000 abitanti. È sede dell'Università degli studi di Sassari e sede arcivescovile (Arcidiocesi di Sassari).

Il territorio del sassarese è stato abitato fin dal neolitico e in tutte le epoche storiche (cartaginese, fenicia, romana e medievale), ma è solo nel 1131 che la città compare per la prima volta nelle carte geografiche col nome di Jordi de Sassaro. Numerose informazioni circa la città sono contenute nel Condaghe di San Pietro in Silki compilato dal 1150 al 1180. Nel 1294 diviene libero comune a seguito della promulgazione degli Statuti sassaresi, che erano un corpus di leggi redatto sia in latino che in sardo logudorese, che regolava tutte le attività cittadine: dall' urbanistica, alle attività economiche, alla giustizia. Gli statuti sassaresi sono uno dei documenti identitari più importanti non solo per la città di Sassari ma per l'intera isola. È in questo periodo che, contesa fra le repubbliche marinare, Sassari si dotò delle prime mura.Quando ormai la conquista aragonese era certa, la potente classe mercantile della città, iniziò ad intraprendere rapporti politici con i reali d'Aragona, presentando nel 1323 una propria delegazione alla corte dell'infante Alfonso. Ciononostante i sassaresi mal tolleravano la nuova condizione di sudditanza e di mancanza di autonomia, così, sotto la spinta della Repubblica di Genova e dei Doria, la città si ribellò agli spagnoli, dando inizio ad un periodo di rivolte popolari, che cessarono solo nel 1417 con l'avvento al potere di Alfonso V il Magnanimo (1416-1458) che elevò Sassari allo status di Città Regia. Gli aragonesi costruirono il castello, demolito nel 1877 per decisione del consiglio comunale, i cui resti , comprendenti le fondazioni, alcune sale dei piani inferiori e di una torre, sono stati recentemente riscoperti.Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo Sassari vive un periodo di grave crisi economica e sociale. Nel 1527-28 viene ripetutamente invasa e saccheggiata dai Francesi,le continue incursioni piratesche nel Mediterraneo impoveriscono l'economia cittadina basata sul commercio e diverse epidemie uccidono molti dei suoi abitanti.Nella seconda metà del XVI secolo la città si risolleva dopo anni di crisi, rinasce culturalmente, rifioriscono le arti, grazie all'introduzione della stampa, oltre, che alla diffusione del pensiero umanistico, a cui prese parte Giovanni Francesco Fara, ed all'opera del vescovo Salvatore Alepus. Tra i pittori che svolsero la loro attività in città, a quel tempo, sono da menzionare Giovanni Muru, il Maestro di Ozieri (Giovanni del Giglio), Andrea Lusso, il fiorentino Baccio Gorini, e vari artisti di scuola fiamminga. Nel 1562 viene istituito uno studio generale aperto dai Gesuiti che, nel 1617, porterà alla fondazione della prima università della Sardegna. Figure importanti per la fondazione furono, certamente, Alessio Fontana, funzionario della cancelleria di Carlo V, che, nel 1558, nel proprio testamento lasciò i suoi beni alla municipalità per l’istituzione dell' Ateneo, e l'arcivescovo Antonio Canopolo che nel 1619 fondò un collegio di educazione, ancora oggi in attività col nome Istituto Nazionale Canopoleno.La cosiddetta lotta per il primato acuisce la rivalità con la città di Cagliari; la competizione tra le capitali del Capo di sopra e del Capo di sotto, porterà i sassaresi ad applicare persino un diverso calendario, a rivendicare il diritto ad avere un Parlamento nella propria città, e la sede del Sant'Uffizio dell'Inquisizione.Nel 1582 la città viene colpita da una grave epidemia di peste, e la popolazione è decimata. L'ultima fase della colonizzazione spagnola sono anni di decadenza per Sassari, e per tutta la Sardegna, visto il minor interesse da parte degli iberici all'isola, dopo che l'Impero spagnolo iniziò la sua espansione sul Nuovo Mondo.Col Trattato di Utrecht nel 1713, inizia la breve dominazione austro-ungarica. Pochi anni dopo nel 1720, la Sardegna compresa la città, passano ai Savoia. Sul finire del XVIII secolo, si vive un'intensa stagione politica, che sfocia nel 1793 nella cosiddetta Sarda rivoluzione, guidata dal politico e patriota Giovanni Maria Angioy, che entrerà in città trionfante, con al seguito migliaia di rivoluzionari, provenienti da ogni parte dell'isola.Ristabilito il controllo sulla Sardegna, i Savoia sedano con ferocia ogni forma di dissenso verso la loro politica. Le rivolte anti-piemontesi a Sassari continueranno sino alla metà dell'Ottocento. Nello stesso tempo, però, tra la fine del XVIII e tutto il XIX secolo, si vive un'era di rinascita culturale e urbanistica, l'Università viene riaperta, la città dopo cinque secoli si espande oltre il tracciato delle mura pisane trecentesche (quando in concomitanza di un'epidemia di colera venne dato il permesso di abbatterle in grande parte, dando così sfogo ad un abitato che era divenuto estremamente compatto e denso), si costruiscono nuovi quartieri, prendendo come modello la nuova capitale del regno, cioè Torino, con strade a maglia ortogonale, viene realizzato il nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l'illuminazione a olio, e più avanti, a gas, il vicino Porto di Torres, viene ristrutturato, si attivano i primi collegamenti navali di linea tra il porto sardo e Genova, con l' impiego di navi a vapore, come la Gulnara, prima imbarcazione che utilizzava questo tipo di propulsione, in italia. La città si apre ad importanti attività imprenditoriali, l' industriale sassarese Giovanni Antonio Sanna, acquisisce la miniera di Montevecchio, si crea un' area industriale a ridosso della nascente ferrovia, diventa la seconda città italiana per la produzione del cuoio.La nuova espansione seguì uno sviluppo geometrico regolare, costretto a fertili compromessi con la realtà del territorio e gli eventi storici. L'asse centrale, il corso Vittorio Emanuele, venne prolungato dando vita a via Roma, strada principale del quartiere umbertino. Nel Novecento, i successivi piani regolatori ampliarono la griglia inserendo nuovi assi generatori verso le principali emergenze architettoniche dei dintorni, estendendo l'abitato oltre i limiti delle valli e procedendo con diverse zonizzazioni a carattere residenziale e commerciale. Raggiunta negli anni ottanta una popolazione relativamente stabile di circa 120 000-130 000 abitanti, Sassari resta ancora baricentro strategico ed infrastrutturale del Capo di sopra.Passando indenne la seconda guerra mondiale e scampando a tre bombardamenti programmati (che fecero cadere una sola bomba nei pressi della stazione causando una vittima alla stazione, un ferroviere di nome Giovanni Toccu), la città crebbe principalmente per la migrazione interna, grazie al costante afflusso dai paesi del nord Sardegna, esercitando storicamente una forte influenza nella vita pubblica italiana, sia in campo militare grazie alla Brigata Sassari, sia nelle vicende politiche (vedansi i Presidenti della Repubblica Italiana Antonio Segni e Francesco Cossiga, nonché Enrico Berlinguer), molti dei quali legati all'episodio dei Giovani turchi. Fino alle creazione della provincia di Olbia-Tempio, Sassari era capoluogo della più grande provincia d'Italia, e nonostante il distacco della ex-frazione di Stintino è ancora il quinto comune italiano per estensione territoriale con una superficie di 546 km², nonché la seconda città sarda per numero di abitanti.

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