Il territorio del sassarese è
stato abitato fin dal
neolitico
e in tutte le epoche storiche (cartaginese,
fenicia,
romana
e
medievale),
ma è solo nel
1131
che la città compare per la prima volta nelle carte
geografiche col nome di Jordi de Sassaro. Numerose
informazioni circa la città sono contenute nel
Condaghe di San Pietro in Silki
compilato dal 1150 al 1180. Nel
1294
diviene
libero comune
a seguito della promulgazione degli
Statuti sassaresi,
che erano un corpus di leggi redatto sia in latino che
in
sardo
logudorese, che regolava tutte le attività cittadine:
dall' urbanistica, alle attività economiche, alla
giustizia. Gli statuti sassaresi sono uno dei documenti
identitari più importanti non solo per la città di
Sassari ma per l'intera isola. È in questo periodo che,
contesa fra le
repubbliche marinare,
Sassari si dotò delle prime mura.
Quando
ormai la conquista
aragonese
era certa, la potente classe mercantile della città,
iniziò ad intraprendere rapporti politici con i reali
d'Aragona, presentando nel
1323
una propria delegazione alla corte dell'infante Alfonso.
Ciononostante i sassaresi mal tolleravano la nuova
condizione di sudditanza e di mancanza di autonomia,
così, sotto la spinta della
Repubblica di Genova
e dei
Doria,
la città si ribellò agli spagnoli, dando inizio ad un
periodo di rivolte popolari, che cessarono solo nel
1417
con l'avvento al potere di Alfonso V il Magnanimo (1416-1458)
che elevò Sassari allo status di
Città Regia.
Gli aragonesi costruirono il castello, demolito nel
1877
per decisione del consiglio comunale, i cui resti ,
comprendenti le fondazioni, alcune sale dei piani
inferiori e di una torre, sono stati recentemente
riscoperti.Tra la fine del
XV
e gli inizi del
XVI secolo
Sassari vive un periodo di grave crisi economica e
sociale. Nel
1527-28
viene ripetutamente invasa e saccheggiata dai
Francesi,le continue incursioni piratesche nel
Mediterraneo
impoveriscono l'economia cittadina basata sul commercio
e diverse epidemie uccidono molti dei suoi abi
tanti.Nella
seconda metà del XVI secolo la città si risolleva dopo
anni di crisi, rinasce culturalmente, rifioriscono le
arti, grazie all'introduzione della stampa, oltre, che
alla diffusione del pensiero umanistico, a cui prese
parte
Giovanni Francesco Fara,
ed all'opera del vescovo
Salvatore Alepus.
Tra i pittori che svolsero la loro attività in città, a
quel tempo, sono da menzionare
Giovanni Muru,
il
Maestro di Ozieri
(Giovanni del Giglio),
Andrea Lusso,
il fiorentino
Baccio Gorini,
e vari artisti di
scuola fiamminga.
Nel
1562
viene istituito uno studio generale aperto dai
Gesuiti
che, nel
1617,
porterà alla fondazione della prima università della
Sardegna. Figure importanti per la fondazione furono,
certamente,
Alessio Fontana,
funzionario della cancelleria di
Carlo V,
che, nel 1558, nel proprio testamento lasciò i suoi beni
alla municipalità per l’istituzione dell' Ateneo, e
l'arcivescovo
Antonio Canopolo
che nel
1619
fondò un collegio di educazione, ancora oggi in attività
col nome Istituto Nazionale Canopoleno.La cosiddetta
lotta per il primato acuisce la rivalità con la città di
Cagliari;
la competizione tra le capitali del
Capo di sopra
e del
Capo di sotto,
porterà i sassaresi ad applicare persino un diverso
calendario, a rivendicare il diritto ad avere un
Parlamento nella propria città, e la sede del
Sant'Uffizio
dell'Inquisizione.Nel
1582
la città viene colpita da una grave epidemia di
peste,
e la popolazione è decimata. L'ultima fase della
colonizzazione spagnola sono anni di decadenza per
Sassari, e per tutta la Sardegna, visto il minor
interesse da parte degli iberici all'isola, dopo che l'Impero
spagnolo iniziò la sua
espansione sul
Nuovo Mondo.Col
Trattato di Utrecht
nel
1713,
inizia la breve d
ominazione
austro-ungarica.
Pochi anni dopo nel
1720,
la Sardegna compresa la città, passano ai
Savoia.
Sul finire del
XVIII secolo,
si vive un'intensa stagione politica, che sfocia nel
1793
nella cosiddetta Sarda rivoluzione, guidata dal politico
e patriota
Giovanni Maria Angioy,
che entrerà in città trionfante, con al seguito migliaia
di rivoluzionari, provenienti da ogni parte dell'isola.Ristabilito
il controllo sulla Sardegna, i Savoia sedano con ferocia
ogni forma di dissenso verso la loro politica. Le
rivolte anti-piemontesi a Sassari continueranno sino
alla metà dell'Ottocento.
Nello stesso tempo, però, tra la fine del XVIII e tutto
il XIX secolo, si vive un'era di rinascita culturale e
urbanistica, l'Università viene riaperta, la città dopo
cinque secoli si espande oltre il tracciato delle mura
pisane trecentesche
(quando
in concomitanza di un'epidemia di
colera
venne dato il permesso di abbatterle in grande parte,
dando così sfogo ad un abitato che era divenuto
estremamente compatto e denso), si costruiscono nuovi
quartieri, prendendo come modello la nuova capitale del
regno, cioè
Torino,
con strade a maglia ortogonale, viene realizzato il
nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e
piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l'illuminazione
a olio, e più avanti, a gas, il vicino Porto di Torres,
viene ristrutturato, si attivano i primi collegamenti
navali di linea tra il porto sardo e Genova, con l'
impiego di navi a vapore, come la
Gulnara,
prima imbarcazione che utilizzava questo tipo di
propulsione, in
italia.
La città si apre ad importanti attività imprenditoriali,
l' industriale sassarese
Giovanni Antonio Sanna,
acquisisce la miniera di
Montevecchio,
si crea un' area industriale a ridosso della nascente
ferrovia, diventa la seconda città italiana per la
produzione del
cuoio.La
nuova espansione seguì uno sviluppo geometrico regolare,
costretto a fertili compromessi con la realtà del
territorio e gli eventi storici. L'asse centrale, il
corso Vittorio Emanuele, venne prolungato dando vita a
via Roma, strada principale del quartiere umbertino.
Nel
Novecento,
i successivi piani regolatori ampliarono la griglia
inserendo nuovi assi generatori verso le principali
emergenze architettoniche dei dintorni, estendendo
l'abitato oltre i limiti delle valli e procedendo con
diverse
zonizzazioni
a carattere residenziale e commerciale. Raggiunta negli
anni ottanta
una popolazione relativamente stabile di circa 120
000-130 000 abitanti, Sassari resta ancora baricentro
strategico ed infrastrutturale del
Capo di sopra.Passando
indenne la
seconda guerra mondiale
e scampando a tre bombardamenti programmati (che fecero
cadere una sola bomba nei pressi della stazione causando
una vittima alla stazione, un ferroviere di nome
Giovanni Toccu), la città crebbe principalmente per la
migrazione interna, grazie al costante afflusso dai
paesi del nord
Sardegna,
esercitando storicamente una forte influenza nella vita
pubblica italiana, sia in campo militare grazie alla
Brigata Sassari,
sia nelle vicende politiche (vedansi i
Presidenti della Repubblica
Italiana
Antonio Segni
e
Francesco Cossiga,
nonché
Enrico Berlinguer),
molti dei quali legati all'episodio dei
Giovani turchi.
Fino alle creazione della
provincia di Olbia-Tempio,
Sassari era capoluogo della più grande provincia d'Italia,
e nonostante il distacco della ex-frazione di
Stintino
è ancora il
quinto comune italiano per
estensione territoriale
con una superficie di 546
km²,
nonché la seconda città sarda per numero di abitanti.